26 maggio 2019 - 10:45
Caso Chagos: grande umiliazione per Gb – 2a p.

- Le manovre britanniche per mantenere il controllo sull’arcipelago delle Chagos, in seguito ribattezzato “Territorio Britannico nell’Oceano Indiano”, erano iniziate già attorno al 1960, come spiegava un’esauriente ricostruzione della storia delle isole e dei suoi abitanti pubblicata qualche anno fa dal sito Counterpunch. In quell’anno, alti ufficiali americani vistarono l’isola Diego Garcia per individuare un sito dove avrebbe dovuto sorgere una gigantesca base militare.

(ABNA24.com) - Le manovre britanniche per mantenere il controllo sull’arcipelago delle Chagos, in seguito ribattezzato “Territorio Britannico nell’Oceano Indiano”, erano iniziate già attorno al 1960, come spiegava un’esauriente ricostruzione della storia delle isole e dei suoi abitanti pubblicata qualche anno fa dal sito Counterpunch. In quell’anno, alti ufficiali americani vistarono l’isola Diego Garcia per individuare un sito dove avrebbe dovuto sorgere una gigantesca base militare.

L’accordo tra i governi di Washington e Londra per la costruzione di questa base, così come l’obbligo fatto alle Mauritius di non rivendicare l’arcipelago sottratto, furono tenuti nascosti anche al parlamento britannico e al Congresso americano. Dopo l’intesa, i governi e le forze armate delle due potenze iniziarono una feroce campagna dai toni marcatamente razzisti per “ripulire” le isole dai suoi circa duemila abitanti, pacifici discendenti di schiavi africani e indiani arrivati nel 18esimo secolo per lavorare nelle piantagioni di noci di cocco.

Inizialmente, la popolazione indigena fu privata di cibo e medicinali tramite un vero e proprio embargo. Molti decisero così di andarsene, ma altri rimasero nonostante la minaccia britannica e americana di un possibile bombardamento delle loro isole. L’epilogo iniziò nella primavera del 1971. Gli ufficiali USA ordinarono il rapimento e la raccolta dei circa mille amatissimi cani appartenenti agli abitanti legittimi delle Chagos, uccidendoli sotto gli occhi dei loro proprietari con i gas di scarico dei mezzi militari.

La stessa sorte fu prospettata anche alla popolazione se non avesse accettato di lasciare le isole. Coloro che erano rimasti furono così radunati e, con una sola valigia al seguito, imbarcati a forza sulla nave “Nordvaer” diretta verso le Seychelles. Qui, gli abitanti delle Chagos rimasero in stato di detenzione, per poi essere trasportati e abbandonati a loro stessi sulle Mauritius. A tutti fu proibito di tornare alle terre di origine e molti di essi trascorsero il resto della vita tra privazioni, malattie, depressione e tossicodipendenza.

Gli esiliati delle Chagos iniziarono ben preso a rivendicare il diritto di tornare alle loro terre. Nel 1975, un abitante delle isole portò il caso di fronte all’Alta Corte di Londra, la quale sette anni più tardi favorì un accordo che prevedeva il pagamento da parte del governo britannico di una misera somma di nemmeno tremila sterline a 1.344 “chagossiani” che, semplicemente, avevano perso tutta la loro vita. In molti rifiutarono l’indennizzo e iniziarono uno sciopero della fame. Quelli che accettarono, furono costretti invece a firmare una dichiarazione di rinuncia al loro diritto a tornare sulle isole.

Nel 2009, poi, un documento segreto della diplomazia americana, pubblicato da WikiLeaks, aveva riportato la questione delle Chagos all’attenzione della comunità internazionale. In esso si documentavano i piani britannici di trasformare le isole in un’area marina protetta, non tanto per un qualche scrupolo ambientale, visto anche lo scempio di risorse ittiche compiuto dai militari USA, quanto per rendere “difficile, se non impossibile” il ritorno della popolazione originaria. Il documento spiegava, a questo proposito, che “la lobby ambientalista britannica era molto più potente dei sostenitori dei chagossiani”. Nel 2012, così, il caso finì davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani. Quest’ultima giudicò però inammissibile la denuncia degli abitanti delle Chagos, i quali dovevano ritenersi soddisfatti dell’accordo sottoscritto nel 1982 con Londra.



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